Lettera ai pepeverdini

5 Dic

Cari Pepeverdini,

come credo sappiate  nell’ambito della Charrette (il laboratorio ideativo che si è svolto sabato per  immaginare un cavalcavia Bussa riqualificato) è emersa l’idea che la casa del quartiere forse avrebbe la sua sede ottimale proprio alla base del cavalcavia, sfruttando una parte del ponte stesso e una parte (minima) dell’attuale spazio di Isola  Pepe verde, uno spazio che (noi tutti lo sappiamo) avete conquistato con fatica e per tutti noi del quartiere.

Questa idea frullava nella testa di alcuni di noi (come me per esempio),  ma l’avevamo in un certo senso esclusa e neutralizzata come se potesse disturbare il vostro  progetto, dividerci, interferire. Ma non è così, anzi è l’opposto: ci può unire, ci può rafforzare, ci può aiutare a trovare le risorse per far diventare Pepe verde più verde, più grande, rispettando  la filosofia  che vi ha ispirato (condivisione) e facendone un punto vivo in cui tutti noi si possa collaborare  insieme.

Proviamo a immaginare un po’… la casa del quartiere non deve essere enorme, anzi forse se nascesse proprio lì potrebbe essere un po’ più piccola, pensata per impattare al minimo sugli spazi attuali di Pepe Verde, o edificata in parte sul cavalcavia, realizzata secondo principi architettonici ecologici, autosufficiente sul piano energetico, in un punto di passaggio di persone a piedi,  di biciclette, e sempre meno di auto (un ponte con carreggiata ridotta, con traffico 30 km orari, senza parcheggi, con accessi ciclabili decenti ecc.).

Il giardino condiviso di Pepe verde in questa idea dovrebbe crescere e non rimpicciolirsi! Quel tratto di via Pepe dovrebbe diventare pedonale, una parte integrante del giardino che, con risorse adeguate, potrebbe avere terra vera, spazio per piante anche ad alto fusto. Gli orti e le aiuole condivise, gestite da Isola Pepe Verde potrebbero anche contagiare il cavalcavia perché l’obiettivo è viverlo, renderlo uno spazio di  sosta, di sport, di gioco, di relax, di musica a volte, di ritrovo.

Se la Casa del Quartiere e Pepe verde fossero lì insieme alla base del cavalcavia potremmo riuscire ad animare questo ponte e renderlo uno spazio per il quartiere, con i valori tipici e speciali dell’Isola insomma (non una movida fighetta o un vuoto arredato).

Se il centro civico nascesse lì potremmo essere più sicuri che Isola  Pepe Verde non sia una parentesi, che non sia preda di speculazioni future e potremmo evitare di togliere mq di verde nell’area del nuovo parco in fondo a vicolo de Castillia.

La casa del quartiere nascerebbe in un punto sentito più vivo e vicino dal quartiere, più per la gente “normale” e per gli isolani, e questa soluzione conterrebbe in sé (almeno in parte) il valore del recupero che molti  di noi vedevano  negli spazi dell’anagrafe, o lo spirito “popolare” che scorgevamo in Piazzale Lagosta. Ma queste soluzioni si sono rivelate non praticabili.

Sappiamo che il lavoro che Isola Pepe  verde ha fatto sta arrivando a un importante passo di ratifica formale e che potreste temere che la proposta del  centro civico blocchi o rallenti  tutto, non vi faccia partire proprio quando siete pronti.

Pensiamo che potrebbe non essere così, anzi. Gli eventuali lavori non partirebbero subito e sarebbe naturale discutere insieme e condividere il progetto del cc  e le fasi di lavoro che potrebbero essere graduali, anche per non rendere né il ponte né lo spazio alla base un cantiere unico, pesante e permanente.

La casa del quartiere, pur non esistendo ancora, avrebbe già un suo “posto” (vicino e insieme a Pepe verde) e il gruppo di persone e associazioni  che la vorranno animare potrebbero iniziare subito a usare questo spazio (ancora senza mura e senza tetto) per fare iniziative  insieme a voi, partendo proprio dalle vostre proposte.

Isola Pepe verde potrebbe  essere una delle anime della casa del quartiere e naturalmente dovrebbe essere il  gestore e animatore del giardino condiviso di quartiere (in via pepe, sul bussa, magari anche nel parco chissà).

Anche  i fondi già disponibili per il  CC (in attesa di quelli  per il Bussa) potrebbero contribuire a far partire l’ingranaggio di Pepe verde. Per esempio potremmo proporre e decidere  di destinare subito una somma per i carotaggi necessari per levare il punto interrogativo della bonifica  e fare fronte comune  per sbloccare le firme mancanti, per iniziare a stanziare i fondi per le vasche da coltivare ecc.

Per discutere queste proposte e queste riflessioni  chiediamo  ad Isola Pepe Verde un incontro da fissare con la massima urgenza, conuna piccola delegazione di cittadini del percorso partecipativo, per avere un riscontro sulla possibilità di aprire questa via e di rivedere l’opzione Vicolo De Castillia a favore di una scelta che ci sembra  molto più fertile in assoluto e in sintonia con la sensibilità degli “isolani”.

Nessuno di noi ha voglia di disfare quello che si è costruito già, di arretrare su ciò che si è conquistato per il quartiere (come  lo spazio di Pepe Verde).

Cerchiamo di capirci su un aspetto. questa eventuale soluzione è tutt’altro che un esito preconfezionato, indirizzato da qualcuno. anzi scombina un po’ le carte. Nasce dalla pancia di una serie di isolani, dalla ricerca di un’idea che funzioni davvero, di stare nel quartiere a presidiarlo insieme per non farci “corsocomizzare”.

Ci siamo arrivati un po’ tardi e i motivi sono quelli detti sopra, ma non è troppo tardi.

 

Aspettiamo vostre  notizie prestissimo  (il tempo stringe)

un abbraccio

Francesco Togni (a nome di un nutrito gruppo di cittadini del percorso partecipativo)

Una Risposta a “Lettera ai pepeverdini”

  1. vincenxo66 11 dicembre 2012 a 11:41 #

    Caro Francesco
    la tua (la vostra) sintesi è così condivisibile che stento a credere che possa andare perduta per ragioni (seppur legittime) di una “parte” di rappresentanza isolana.
    Abbiamo proprio bisogno di sintesi concrete, efficienti, condivise e interconnesse. Il CC legato alla riqualificazione del Ponte sarebbe tutto questo.
    Viceversa tutti gli altri interventi sono troppo spezzettati e alla fine deboli per non rischiare di non essere sentiti e condivisi oggi, vissuti domani.
    Legittimamente IPV teme di veder vanificato e perso il suo lungo impegno ma non provare a ipotizzare un’apertura verso questa nuova ipotesi sarebbe un peccato imperdonabile.
    Vincenzo

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